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Conosciuto per le proprietà lassative e digestive, il rabarbaro è ricco di sostanze benefiche per il nostro organismo e in particolare esercita un’efficace azione purgante. Viene utilizzato da secoli in medicina e come ingrediente per la preparazione di confetture, torte salate o dolci.

Scopri in questo articolo il rabarbaro: quali sono i suoi benefici, com’è fatto, quali sono le sue controindicazioni, cosa nasce dall’unione di rabarbaro coltivato e alpino.

Com’è fatto il rabarbaro: le sue caratteristiche

Il rabarbaro è una pianta che appartiene alla famiglia delle Polygonaceae. Presenta una rosetta basale con grandi foglie lunghe anche 80 centimetri, con margine intero o seghettato.

Dalle foglie escono lunghi gambi rossastri al cui apice pende un fiore bisessuato, a forma raggiata, di colorazione variabile dal bianco al rosa, dal giallo al verde. La radice è molto grande con un rizoma carnoso e robusto.

Cinese, coltivato, alpino: alcune specie di rabarbaro

Esistono 60 specie del genere Rheum. La più conosciuta è il Rheum palmatum, il rabarbaro cinese, che sembra essere originario dell’altopiano tibetano.

Altre specie sono il Rheum Rhabarbarum, il rabarbaro comune coltivato, e il Rumex Alpinus, il rabarbaro alpino, che cresce spesso vicino alle malghe.

Che benefici porta il rabarbaro? Ecco le sue proprietà

Il rabarbaro è ricco di benefici: possiede proprietà digestive, epatoprotettive, purgative, depurative e decongestionati. Contiene diversi principi attivi, tra cui la reina, che stimola la secrezione dei succhi gastrici, l’aloe-emodina, con proprietà anticancerogene, i tannini, con proprietà astringenti e disinfettanti, gli acidi folico e gallico.

Rimedio naturale per regolarizzare l’intestino

Il rabarbaro viene impiegato nel trattamento della stipsi occasionale, anche se per brevi periodi di tempo. I sennisodi e i reinosidi stimolano la motilità intestinale accelerando il transito delle feci. Il rabarbaro ha quindi effetti digestivi e lassativi.

Epatoprotettore

Gli antrachinoni e i tannini presenti nel rabarbaro esercitano un’azione sul fegato di protezione e di riparazione dei danni. Gli antrachinoni hanno effetto benevolo sulla fibrosi epatica e sul trattamento di problematiche delle cellule epatiche.

Migliora la circolazione sanguigna

Il rabarbaro incide sull’emostasi tramite il crisofanolo e i tannini. Il crisofanolo accelera i tempi di coagulazione, incrementa il numero delle piastrine e promuove la vasocostrizione locale.

Azione antiossidante

I flavonoidi e i tanniti e l’acido gallico svolgono un’azione antiossidante contro i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare e dello sviluppo di cellule tumorali.

Azione antinfiammatoria

Il rabarbaro esercita un’azione antinfiammatoria tramite l’emodina, la reina e l’aloe emodina. L’emodina è in grado di interferire sulle citochine che causano l’infiammazione, riducendole.

Ottimo antibatterico

Gli antrachinoni presenti nel rabarbaro hanno una potente attività antibatterica. Il rabarbaro esercita tale proprietà modificando la permeabilità della membrana, bloccando la sintesi delle proteine e incidendo sul metabolismo respiratorio.

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Ci sono controindicazioni nel consumare il rabarbaro?

Il rabarbaro ha numerosi benefici, ma può presentare anche controindicazioni se consumato in quantità eccessive. Tra gli effetti collaterali ci sono:

  • Problemi alla funzionalità renale dati dalle grandi quantità di acido ossalico delle foglie;
  • Aggravamento della stitichezza a causa dei tannini e della loro funzione astringente;
  • Stress dell’intestino di persone con problemi all’apparato escretore a causa delle proprietà lassative e purgative.

Inoltre si sconsiglia il consumo alle donne in gravidanza o in allattamento, ai bambini fino ai due anni, a chi è affetto da ulcere gastriche, calcolosi renale ed è soggetto a emorroidi.

Rabarbaro coltivato e alpino: un mix di sapori unico

Il rabarbaro si utilizza come ingrediente in molte preparazioni tra cui confetture, dolci, liquori digestivi a base di erbe.

Per l’alimentazione, di solito si usano i gambi e le radici (dal tipico sapore amaro), mentre l’utilizzo delle foglie è sconsigliato perché contengono acido ossalico, che le rende tossiche. Il caratteristico sapore aspro del rabarbaro è dovuto all’elevata quantità di acido malico.

Noi di Azienda Agricola Della Fara abbiamo deciso di unire i gambi del rabarbaro coltivato, dal gusto aspro e forte, e del rabarbaro alpino, dolce e delicato.

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Paola Della Fara

Paola Della Fara

Titolare dell'Azienda Agricola Della Fara

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